note di regia
“
Oscar Wilde è una sensuale donna-uomo che, con canzoni, aforismi e poesia, guida per tutta la durata dello spettacolo il pubblico attraverso l’affascinante mondo di un ragazzo bellissimo capace di trasmettere sensazioni uniche a chi lo circonda: Dorian Gray.
Un pittore dall’animo sensibile e romantico, Basil, ne resta subito rapito e quando lo spettacolo si apre è nel suo studio che cerca di finire il ritratto dal giovane Dioniso.
Con Basil, oltre a Dorian, c’è Lord Henry, vecchio amico del pittore, uomo spiritoso, cinico e affascinante che subito cattura, con i suoi discorsi, il suo charme e il duo essere dandy, l’attenzione del ragazzo. Lord Henry gli mostra un mondo alla ricerca della bellezza, della perfezione nell’arte, del piacere dei sensi; un mondo che rifiuta e nasconde bruttezza e vecchiaia, che rovescia il principio “l’arte imita la vita” nel nuovo editto “la vita imita l’arte” portando la vita ad un prodotto e un risultato dell’arte, dominata dai sensi e dall’estetismo.
Affascinato dalle idee di Lord Henry ma insieme spaventato all’idea di invecchiare senza poter vivere fino in fondo tutte le emozioni e i piaceri descritti da quell’affascinate e intelligente Lord, Dorian comincia a provare invidia per l’eterna giovinezza del suo ritratto e inconsapevolmente stringe un patto con il diavolo, gli vende l’anima pur di rimanere sempre giovane. Il suo ritratto sarebbe invecchiato al posto suo, sarebbe stato il vero specchio della sua anima. Inizia così una vita disinibita all’insegna della conoscenza, della scoperta, della ricerca del piacere dei sensi e del puro edonismo. Ma il prezzo da pagare per mantenere questo stile di vita è la corruzione della propria dell’anima.
Una tormentata storia d’amore con un’attrice di teatro, Sybil, terminata col suicidio della ragazza è l’inizio di questa corruzione. Per la prima volta un ghigno malefico appare sul ritratto dipinto da Basil.
Il disfacimento dei suoi ideali (Dorian è un grande idealista), la delusione e l’alto tradimento nei confronti dell’arte (Sibyl ha rovinato i versi di Shakespeare recitando senz’arte) portano Dorian a liberarsi, in una specie di vita segreta, dalle convenzioni del suo stato sociale, a uscire dagli schemi di un finto perbenismo borghese, a togliere inibizioni e freni alle sue azioni, a sfidare con ogni eccesso la vita stessa.
Come Faust è “assetato” dei “piaceri della vita” ma la società borghese, pur non avendo alcuna prova reale contro di lui, senza averne mai visto uno comincia a giudicare i suoi “peccati”. Viene addirittura additato da colui che lo ama davvero (Basil) come ingordo peccatore che, senza scrupoli, calpesta i puri valori della morale della borghesia.
Ma quali sono i valori che calpesta Dorian Gray?
“In questo paese basta che un uomo sia un po' “diverso” e abbia una certa intelligenza, sete di conoscenza, perché ogni lingua mediocre si agiti contro di lui. E che tipo di vita conducono questi che si atteggiano a moralisti? Attorno a ricche e volgari tavole da pranzo sbandierano pregiudizi solo per darsi un tono, per sentirsi più intimi delle persone che calunniano. Mio caro amico, dimentichi che qui siamo nella patria dell'ipocrisia.”
Dorian, specchio di ciò che Wilde ha sempre desiderato essere, cerca con la sua “vergognosa condotta” di uomo libero e “diverso” di fare guerra alla finta morale che l’ha circondato fin da bambino. Ma i suoi stessi eccessi l’imprigionano nel vizio, i suoi puri sentimenti si inaridiscono. Come stregato dai suoi desideri perde il controllo sulla sua volontà mentre l’anima, avvelenata dall’egoismo e dal narcisismo, prende il sopravvento.
Il ritratto, trasformato in un mostro di bruttezza dalle cicatrici che i vizi hanno impresso sulla sua anima, si impadronisce della sua volontà e delle sue azioni lasciando degenerare Dorian nella depravazione, nella corruzione fino al crimine.
“Mostrificato” dal carico di “peccati”, il dipinto guida Dorian ad accusare il suo stesso creatore, il creatore della sua eterna bellezza, Basil, come unico colpevole della sua depravazione e per questo ad ucciderlo.
La dissoluzione del corpo di Basil è la dissoluzione dell’anima di Dorian. Nel finale l’ orrenda visione della sua incontrollabile demoniaca anima gli fa compiere inconsapevolmente l’ultimo, definitivo, omicidio, quello contro se stesso.
In scena i personaggi principali hanno un doppio, un gemello con il quale spesso interagiscono, o si confrontano, o come in uno specchio si osservano, o dietro al quale si nascondono. Il doppio è lo specchio di una società che dietro una facciata di perbenismo e moralità nasconde a volte una voglia di libertà che spesso scade nel cinismo e nel vizio più terribile. Doppia è anche la personalità eclettica di Oscar Wilde e di come il poeta si rappresenta nella storia (in questo caso addirittura “Trino”).
Wilde è Basil che dipinge la sua anima ma che, una volta esternata agli occhi del mondo, non può che ucciderla.
Wilde desidera essere Dorian che vive libero una vita parallela fatta di piaceri e desideri ma destinato, da una società che rifiuta il “diverso”, a morire strangolato dai suoi stessi eccessi.
Wilde è visto dagli altri come Henry, cinico, spiritoso, affascinante per la sua “ambiguità” che nasconde in realtà, come lo stesso Wilde nella vita, dietro la brillante forza dei suoi aforismi e del suo ironico dandismo, una profonda rassegnazione e un grande dolore per il passare degli anni, per l’ineluttabile perdita della giovinezza.
La scelta di un cast prevalentemente femminile nei ruoli maschili marca ancora più fortemente l’ ambiguità dei personaggi. Durante il primo atto l’atmosfera sofisticata ed elegante dello spettacolo, ispirata all’Art Nouveau, è accompagnata prevalentemente dalle musiche di Chopin e Mozart. Nel secondo atto una scenografia più minimale e l’uso prevalente delle luci di taglio ci riportano echi di espressionismo, simbolismo toccando nella musica, in alcuni momenti, le corde del dark.
Manuela Ruggiero
